Tecnologia Blockchain: 5 dei settori più promettenti

i settori d'uso più interessanti della tecnologia blockchain

Mentre ancora molti si chiedono cos'è, ci sono interi settori industriali che hanno compreso la portata della tecnologia Blockchain. Abbiamo raccolto alcuni dei settori più interessanti.

Settore dei pagamenti

Il World Economic Forum ha recentemente sostenuto che le tecnologie di pagamento decentrate potrebbero trasformare l'architettura di business delle aziende che operano nel settore dei trasferimenti di denaro. La tecnologia blockchain è in grado di elaborare miliardi di transazioni ogni giorno e potrebbe fornire ai commercianti un’alternativa più economica ai servizi di pagamento offerti dai fornitori di carte tradizionali. Per esempio la tecnologia blockchain può venire utilizzata per le carte di pagamento contactless. Di recente, 100 clienti della Metro Bank hanno assistito a una dimostrazione. Per effettuare i pagamenti è stata utilizzata una smartcard contactless, progettata dalla società fintech SETL, che comunicava con i record di identità del cliente attraverso un sistema di Smart Identity.

Supply chain

Tra gli aspetti più interessanti della tecnologia blockchain, c'è il controllo sicuro e trasparente delle operazioni. Per questo la supply chain non può che trarre beneficio da questo tipo di tecnologia. Grazie alla blockchain, infatti, ogni transazione che intercorre tra i diversi operatori di una filiera (dalla produzione alla vendita) potrà essere resa trasparente e controllata grazie a un registro decentralizzato. Diverse startup stanno lavorando intorno a questa idea. È il caso per esempio della startup inglese Provenance che ha piattaforma che utilizza la blockchain per tracciare materiali e prodotti a livello globale. Di recente l'azienda ha completato un progetto pilota che utilizza la blockchain per tracciare la provenienza dei tonni pescati in Indonesia. La tracciabilità di un prodotto permette tra le altre cose di garantire la qualità e la sostenibilità ambientale dei prodotti.

Mercato immobiliare

La blockchain ha un elevato potenziale nel settore immobiliare. La compravendita immobiliare ha un'enorme mole di criticità: la scarsa trasparenza durante e dopo le operazioni, le possibili frodi, gli errori dei registri pubblici. La tecnologia blockchain riduce la necessità di supporto cartaceo per la registrazione dei dati e permette una velocizzazione delle operazioni legate alla stesura dei contratti, all’identificazione delle controparti e dei dettagli precisi del bene oggetto di compravendita. I database decentralizzati applicati al settore della compravendita immobiliare possono aiutare a registrare, monitorare e trasferire titoli fondiari, atti di proprietà, privilegi ecc. e contribuiscono ad assicurare che i documenti siano accurati e verificabili. Lo stato americano del Vermont sta testando la tecnologia blockchain per registrare le transazioni immobiliari. A ottobre 2017 Propy ha annunciato la prima transazione immobiliare su Ethereum. Michael Arrington, il fondatore di TechCrunch, ha acquistato da remoto un appartamento da 60.000 dollari a Kiev, in Ucraina, tramite contratti intelligenti e in criptovaluta Ethereum e gettoni PRO (Propy), segnando così la prima transazione di criptovaluta in Ucraina e il primo vero trasferimento di asset tramite blockchain.

Energia

Il mercato dell'energia è un settore caratterizzato da un'elevata centralizzazione. Per esempio negli Stati Uniti, tutte le transazioni di energia passano attraverso una società fiduciaria come Duke Energy. L'alternativa consiste in aziende e privati che trattano con un rivenditore per poi rivendere energia ai singoli utenti. Recentemente, anche in questo campo, diverse startup hanno cominciato a operare basandosi su tecnologia blockchain. Per esempio la newyorkese Transactive Grid offre un servizio di grid energy basato sulla piattaforma opensource Ethereum, che consente ai clienti di effettuare transazioni su sistemi decentrati di generazione di energia, abilitando i singoli individui a generare, acquistare e vendere in autonomia energia elettrica scambiandola con i vicini.

Fotografia 

Tutto il mondo legato al diritto d'autore può cogliere moltissime opportunità dalla tecnologia blockchain. Interessanti sviluppi sono stati intrapresi nel campo della fotografia, soprattutto sull'ottenimento di royalties per gli scatti, soprattutto nel mondo digitale dove il furto di immagini è davvero molto frequente. In questo quadro, al CES show di Las Vegas, Kodak ha rivelato la sua nuova valuta digitale , KODAKCoin, supportata da un blockchain ledger e una piattaforma di diritti d'immagine chiamata KODAKOne. Kodak spera che questa nuova valuta virtuale possa contribuire a proteggere i diritti di immagine digitale per i fotografi, consentendo loro di registrare in modo sicuro il proprio lavoro.

Blockchain, rivoluzione in atto in tutti i settori di business

Blockchain technology, rivoluzione in ogni settore

Da alcuni mesi InformAmuse, il suo Board e lo staff tecnico, ha avviato al suo interno un vero e proprio brain storming professionale sul tema principale del mondo della Blockchain per comprendere come questa tecnologia può influenzare il business ICT attuale e futuro e per avere un quadro completo da diversi punti di vista: economico, commerciale, tecnologico.

La cornice di questo lavoro si inserisce in una implementazione delle attività di business di InformAmuse nel campo del Fintech organizzando a Palermo un forum, di due giorni, sulla nuova normativa PSD2 con un primario consulente nazionale il Dott. Roberto Garavaglia, su cui si è posta l’attenzione su tutte le evoluzioni che questa nuova regolamentazione porterà nel mercato europeo dei pagamenti elettronici e non solo anche sotto la lente della Blockchain.

Per parlare di Blockchain è necessario e utile fare qualche riferimento al “recente” passato tecnologico. Nel 1993, agli albori di Internet, comparì il primo BROWSER MOSAIC (NETSCAPE) e il CSR4, (il Centro di Ricerca Superiore della Sardegna), creò il primo sito web italiano nonché il secondo in Europa. All’epoca nessuno avrebbe mai pensato quale poteva essere la forza dirompente (disruptive) di quello che si stava affermando nel campo ICT. In quel periodo nessuno, tranne pochissimi visionari, avrebbe mai potuto prevedere quello che di lì agli anni futuri si sarebbe sviluppato in nuovi modelli di business e di sviluppo sociale determinato da un nuovo protocollo di comunicazione insieme ad una interfaccia di accesso semplificata sui PC. Oggi dopo questa tumultuosa galoppata tecnologica si è arrivati al periodo storico dei Social Network (nel 2004) e l’impatto anche in questo caso è stato dirompente per il nuovo numero di utenti attivi ogni mese su Facebook o su altri Social Network come Instagram, Twtter, Linkedin, ecc.

Con la tecnologia Blockchain siamo arrivati esattamente allo stesso punto di “rottura”, determinata dall’emergere di una chiara esigenza di potere disintermediare, semplificare, dare sicurezza e affidabilità a molti processi e in molti campi della vita di ognuno di noi; proprio dal basso si sta affermando sempre più in maniera invasiva questa tecnologia che diventa abilitante per molti nuovi e innovativi modelli di business.

Anche in questo caso, la blockchain technology nasce in maniera embrionale e “casuale” grazie alla nascita della criptovaluta bitcoin. Quest’ultima è una moneta elettronica nata in maniera “misteriosa” nel 2009 ad opera di un certo Signore Satoshi Nakamoto (oramai diventato famoso in tutto il mondo anche se molti dubbi esistono sulla sua vera identità) che permette lo scambio di denaro (o meglio di un “asset”) virtuale in modalità peer2peer (da persona a persona) tra dei singoli nodi della rete, tra tutti coloro che hanno un cosiddetto indirizzo/wallet BITCOIN. Questa può essere definita una valuta “reale” in quanto permette di essere cambiata con altre valute e la sua economia oggi vale oltre 1,5 miliardi USD.

La blockchain, tradotto in maniera testuale, catena di blocchi, è la tecnologia alla base del bitcoin e che permette di rendere certificati, indelebili ed immodificabili le transazioni in criptovaluta grazie alla fondamentale base dati distribuita (chiamata LEDGER) distribuita e replicata in tempo reale su tutti i nodi della rete, costituita da singoli blocchi di informazione crittografata; ogni “blocco” di dati è legato inscindibilmente a quelli precedenti per cui diventa impossibile la manomissione delle stesse informazioni presenti su tutti i registri.

Il forte impatto che si è riscontrato, riguarda la grande onda mediatica che si è sviluppata intorno alla BLOCKCHAIN grazie anche all’interesse destato dalla moneta bitcoin; prova ne è che nell’ultimo Natale 2017 l’argomento forse più discusso nelle famiglie era se qualcuno avesse o no acquistato BITCOIN! Una moda secondo alcuni/tanti esperti perché tra BITCOIN e BLOCKCHAIN esiste un vincolo imprescindibile che non permette una separazione dei due termini e tanto meno delle due tecnologie. Per fare un paragone, è come se volessimo affermare che è possibile avere il WEB senza la rete INTERNET.
L’errore più comune è quello di volere relegare il concetto di BLOCKCHAIN all’interno di paradigmi tradizionali non più da considerare. Infatti la catena BLOCKCHAIN prescinde, o meglio incorpora, i concetti di “fiducia” “sicurezza” “immutabilità dei dati”. Questi punti fondamentali sono alla base di innumerevoli processi e attività della nostra moderna economia e vita sociale.

Pensiamo, per esempio alle attività notarili, relativamente alla certificazione, agli enti centrali che “garantiscono” le identità dei singoli soggetti e le transazioni. Questa nuova tecnologia certifica in automatico i soggetti della transazione, li rende immuni da ogni possibile manomissione e, per questo, inviolabili e ne garantisce la transazione stessa e del diritto del soggetto A rispetto al soggetto B. Il tutto viene poi cristallizzato/memorizzato all’interno della catena in cui i blocchi precedenti e successivi replicano le informazioni di partenza e di arrivo e sono replicati su vari NODI della stessa rete. Uno schema inattaccabile.

In questo momento, tante le ipotesi di utilizzo e/o di sviluppo, alcuni ipotizzano di integrare la tecnologia BLOCKCHAIN dentro meccanismi fiduciari. In questo caso è come utilizzare una macchina da corsa all’interno di un piccolo condominio. E’ un paradosso molto evidente!

Per essere più espliciti condividendo il pensiero di molti esperti, il BITCOIN è il carburante, il petrolio che muove la tecnologia, mentre BLOCKCHAIN è l’infrastruttura il motore che muove tutta l’industria che ne permette l’utilizzo. L’una senza l’altra non può esistere. Infatti la Blockchain va a braccetto con la valuta che ne determina l’esistenza della singola transazione anche se la transazione potrebbe in alcuni casi avere il valore zero.

Ma in alcuni casi questo assunto viene messo in discussione. Alcuni, vedono nella tecnologia Blockchain un fattore abilitante per:

  • Ridurre i costi
  • Ridurre i tempi
  • Aumentare la sicurezza e l’efficienza

delle transazioni economiche (es. Pagamento di servizi, trasferimento di asset, identità digitale, ecc.) il vantaggio principale deriva proprio dalla decentralizzazione dei punti di controllo che, in uno schema tradizionale si appoggiano su enti diversi, mentre nella catena a blocchi ogni punto diventa esse stesso l’insieme di tutti gli altri, inglobando la copia delle informazioni distribuite.
I punti principali del nuovo processo diventano quindi:

  • La duplicazione dei dati sui vari peer del network attraverso i ledger (registri) distribuiti;
  • Il consenso che certifica che ogni blocco/catena è “VERO”;
  • La visibilità differenziata dei dati in base al profilo dell’utente (ognuno vede solo ciò che può vedere);
  • La crittografia come base per la protezione dei dati.

Quello che emerge è che non si utilizzerà un LEDGER “unico” e “globale” ma tanti network privati all’interno dei quali poter avere le transazioni certificate dalla blockchain e regolate dal network stesso (es. blockchain per le transazioni finanziarie o assicurative, per la PA, per Consorzi, ecc.).

Nel futuro la storia ci dirà meglio quali saranno le direttrici su cui si saranno mossi il mercato, le autorità, i Governi, l’Industria, il Commercio. Entrando nello specifico del concetto di Sistemi Distribuiti, si è fatta un po’ di chiarezza sulle varianti che esistono o che sono esistite in passato di database distribuiti. Emerge che ogni fattispecie ha i suoi pro e i suoi contro. Da una analisi puntuale si è notato che si è passati nel tempo da database locali alle Blocklists aperte o chiuse fino alle Blockchain basate sul consenso e poi a quelle Trustless.

Non si può non trattare anche il fenomeno Hyperledger Project della Linux Foundation che vede tra i suoi protagonisti IBM, come premier contributor, e NttData come general contributor. Questo progetto ha lo scopo di implementare la tecnologia allo scopo di creare una piattaforma aperta (open source) valida per tutti i settori, sulla quale poi possono essere sviluppate nuove e interessanti applicazioni e modelli di business.

Dalle evidenze dei media emerge evidente come tutti i big del settore ICT si muovano per garantire infrastrutture strategicamente all’avanguardia su cui poi le aziende possono fare sviluppo attraverso l’utilizzo di API (application program interface). Questo consente da una parte di semplificare l’accesso alla tecnologia e, dall’altra di fare concentrare gli sforzi di sviluppo solo client side in un’ottica di business.

Si è pensato a quali business e usi fare con la blockchain oltre le transazioni monetarie:

  • per le Assicurazioni, ad esempio, l’utilizzo di smartContract con l’integrazione di regole automatiche agganciate ai dati pubblici permette automaticamente l’attivazione del rimborso assicurativo con un risparmio dei costi di backoffice e con l’aumento della soddisfazione del cliente;
  • per la certificazione dei diritti, il ledger potrà memorizzare la paternità di un’opera di ingegno e diventare il repository attraverso il quale verificare eventuali violazioni del copyright,
  • per la supplychain potrà certificare i passaggi dei prodotti all’interno di ogni filiera e così via.

Ovviamente c’è grande attesa e aspettativa per tutto il comparto della finanza e/o meglio del fintech che vedrà una importante rivoluzione dei modelli di business attraverso l’integrazione della tecnologia Blockchain e anche IoT (internet of things). L’universo Blockchain non attrae solo per l’aspetto meramente tecnologico. Infatti le potenzialità di questa tecnologia sono enormi e tutto il mondo delle società di Venture Capital hanno acceso i loro riflettori per raccogliere le enormi potenzialità di business. L’interesse sull’argomento da un punto di vista mediatico sta aumentando in maniera notevole e negli ultimi anni sono state lanciate parecchie testate online sull’argomento. Le principali istituzioni finanziarie (come Banca d’Italia) e non finanziarie hanno iniziato a investire ed occuparsi nei servizi basati sulla Blockchain. Secondo un indagine di FTI Consulting ben il 70% delle istituzioni finanziarie pensa che la Blockchain impatterà positivamente il proprio business.

Marco DI MARCO
InformAmuse S.r.l.
#FintechEvolutions

Una Blockchain due tipi di Ledger: Permissionless o Permissioned

blockchain permissionles ledgers vs permissioned ledgers

Per capire bene gli ambiti di utilizzo delle tecnologie DLT (Distributed Ledger Technology) che stanno alla base della Blockchain technology occorre spiegare la distinzione tra le permissionless ledgers (o unpermissioned ledger) e le permissioned ledgers, che sarebbero poi rispettivamente le blockchain pubbliche e le blockchain private. La vera differenza tra le due tipologie sta nel numero degli attori che all’interno della rete può prendere o meno decisioni, ovvero la forma di consenso con cui la rete aggiorna, inserisce o addirittura toglie le informazioni al suo interno.

Nelle nostre attività di R&S abbiamo realizzato vere e proprie infrastrutture ICT creando reti, nodi e registri blockchain secondo i diversi schemi tipici di queste reti (Permissionless ledgers e Permissioned ledgers) e secondo le diverse esigenze di questo potenziale mercato tecnologico. Questa attività è stata condotta utilizzando vari tipi di framework, testandoli e valutando le singole potenzialità e i limiti di ognuno, definendo un benchmark aziendale utile per la verifica di eventuali costi di progettazione, realizzazione e gestione di queste nuove tecnologie per il mercato italiano. Tutto questo utilizzando i Distributed Ledgers Technology entrando nell’ambito dei Database Distribuiti, ovvero di Ledgers che possono essere aggiornati, gestiti, controllati e coordinati non più solo a livello centrale, ma in modo distribuito, da parte di tutti gli attori dello stesso progetto.

Permissionless ledgers

L'esempio più famoso di permissionless ledger è rappresentato dalla Blockchain Bitcoin. La caratteristica di queste blockchain pubbliche consiste nel fatto che sono aperte, non hanno una proprietà o un attore di riferimento e sono concepite per non essere controllate. Le Permissionless ledgers hanno l'obiettivo di permettere a ciascuno, senza permesso appunto, di contribuire all’aggiornamento dei dati sul Ledger; non esiste nessun attore pre-selezionato che fa da validatore perché chiunque nel sistema è un validatore e dispone, in qualità di partecipante, di tutte le copie immutabili di ogni operazione. Questo modello di blockchain pubblica impedisce ogni forma di censura: nessuno può impedire che una transazione possa avvenire e che possa essere aggiunta al Ledger una volta che ha conquistato il consenso necessario tra tutti i nodi (partecipanti) alla blockchain.

Permissioned ledger

Al contrario delle permissionless ledgers, le permissioned ledgers possono essere controllate e dunque possono avere una proprietà. Nel momento in cui un nuovo dato o record viene aggiunto alla blockchain, il sistema di approvazione non è vincolato alla maggioranza dei partecipanti ma a un numero limitato di attori che sono definibili come trusted. Questo tipo di blockchain può essere essere utilizzata da istituzioni, grandi imprese che devono gestire filiere con una serie di attori, imprese che devono gestire fornitori e subfornitori, banche, società di servizi, operatori nell’ambito del retail. Le permissioned ledgers, con permesso appunto, prevedono l'esistenza di uno o più attori pre-selezionati che svolgono la funzione di validatore nel network. Se il validatore è un solo agente viene definita come DLT privato, mentre se il validatore è più di uno viene definito come DLT consortium. Le permissioned ledgers permettono poi di definire speciali regole per l’accesso e la visibilità di tutti i dati. Introducono quindi nella blockchain un concetto di governance e di definizione di regole di comportamento. Le permissioned ledgers sono più performanti, veloci e più vicine alle esigenze delle imprese rispetto alle permissionless Ledgers ed è per questo che abbiamo optato per questa modalità di gestione per le nostre reti e i nostri servizi basati su blockchain.

Online il nuovo sito di InformAmuse, la prima di tante novità

Online il nuovo sito di InformAmuse

"Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo", diceva l'informatico americano Alan Kay.

E la nostra sfida per il nuovo anno è questa: costruire il futuro insieme a clienti visionari che amano mettersi in gioco e puntare sempre più in alto con nuove soluzioni digitali che rispondano alle nuove, e in costante evoluzione, esigenze del mercato. D'altronde, da sempre, l'innovazione tecnologica ci entusiasma e sperimentare con le nuove tecnologie è una cosa a cui proprio non sappiamo rinunciare.

Oggi siamo felici di annunciarvi la pubblicazione del nostro nuovo sito web www.informamuse.com che dà il via a un anno pieno di novità. Crescono le soluzioni ICT che proponiamo e si ampliano orizzonti e settori di applicazione.

Il sito naturalmente è responsive, così da permettervi una perfetta fruizione di tutti i contenuti da qualsiasi dispositivo (desktop, smartphone, tablet, totem) ed è progettato prestando particolare attenzione alla user experience. È veloce, è facile da navigare, è in costante aggiornamento ed è in doppia lingua, per poter comunicare con partner e clienti oltreoceano.

Il restyling del sito è un tassello degli importanti avvenimenti che hanno coinvolto InformAmuse negli ultimi mesi del 2017: la partnership con Jujo Inc. (che collaborerà con noi per lo sviluppo di attività nel mercato USA), l’ingresso nel capitale di nuovi soci e l’avvio di una nuova divisione industriale nel campo del Fintech (con lo sviluppo della Tecnologia Blockchain, del software sui terminali EFT/POS, con una specifica attenzione alla nuova normativa PSD2). Marco Di Marco – nuovo socio e responsabile marketing di InformAmuse dichiara: "sono soddisfatto e felice di avere partecipato a questo nuovo percorso di rinnovamento intrapreso dalla società InformAmuse, apportando anche le mie personali esperienze e competenze nell’ambito Fintech e più in generale dell’ICT. Tante sono le sfide tecnologiche a cui oggi siamo chiamati a rispondere in un mercato altamente competitivo e vasto dove solo i migliori e i più veloci vincono, ma le competenze di InformAmuse sono un buon carburante per raggiungere le nuove mete del trend ICT in Italia, in Europa e negli USA".

In maniera complementare, stiamo consolidando le attività che ci definiscono ormai da anni, quei progetti innovativi il cui valore aggiunto è la convergenza dell’elemento umano, di quello culturale e di quello tecnologico d’avanguardia. E quindi lo sviluppo di web app e di mobile app, la progettazione di touch interfaces e di app in realtà aumentata per dispositivi mobili iOS e Android e per dispositivi indossabili di ultima generazione come visori e occhiali 3D, con svariati campi di applicazione, dalla fruizione dei beni culturali al design, dall’editoria all’automotive.

Nuovi servizi ed evoluzioni di vecchi servizi per seguire, come amiamo fare, le nuove tendenze tecnologiche dal potenziale dirompente: industry 4.0, IoT, mixed reality, blockchain. "Siamo pronti a una nuova sfida e partiamo da dei solidi presupposti: le nostre competenze tecniche e la nostra forza di volontà, l’apertura verso il mercato americano e l’ingresso di un nuovo socio che porta al nostro interno grande esperienza in ambito Fintech. Affronteremo le nuove sfide dell’ICT con lo spirito di innovazione e con la grinta che ci contraddistinguono", dice Antonella Santangelo, direttore generale di InformAmuse.

Antonio Gentile – CEO di Informamuse afferma “Un rinnovamento, quello di InformAmuse, che non si limita alla vetrina web, ovviamente. L’azienda infatti ha continuato, da una parte, a investire nei propri processi R&D, con una offerta spesso oltre lo stato dell’arte. Ma soprattutto ha continuato ad investire nel proprio ‘Capitale Umano’, la vera ricchezza di InformAmuse, costituito da un affiatato gruppo di collaboratori uniti intorno alle medesime passioni e al convinto desiderio di realizzare un sogno insieme. L’inserimento nella compagine del Dott. Di Marco ha rafforzato ulteriormente il nostro gruppo che potrà giovare dell’importante apporto delle sue competenze tecniche e manageriali. InformAmuse raccoglie una sfida importante verso il 2020. Seguiteci!”.

IoT e Big Data per il successo dell’agrifood Made in Italy

iot agroalimentare

L’agricoltura 4.0 vale circa 100 milioni di euro in Italia. I risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia mostrano l'enorme potenziale dell'agroalimentare Made in Italy grazie alle innovazioni tecnologiche legate all'IoT(Internet delle cose), ai Big Data e all'Intelligenza Artificiale.

Innovare il settore del food Made in Italy non costituisce un vantaggio solo per le singole imprese: è una sfida strategica perché significa portare l’innovazione al cuore dell’economia italiana. Il Made in Italy nell'agroalimentare è un forte marchio per il quale siamo riconosciuti in tutto il mondo. "E quella del food è una sfida che - come osserva Filippo Renga, Condirettore dell’Osservatorio Smart Agrifood – si deve vincere su alcuni temi molto chiari: la qualità, la tracciabilità, la sostenibilità, la sicurezza alimentare, la valorizzazione e il rispetto delle identità. Il tutto, comunque, nel segno dell’efficienza".

Il valore dell'agroalimentare Made in Italy

L’innovazione digitale nell’agroalimentare garantirebbe competitività a uno dei settori chiave per l’economia italiana che contribuisce per oltre l’11% del PIL e per il 9% sull’export. Grazie a dati e analytics, all'Internet of Things e a sistemi software di elaborazione e interfaccia utente si possono ridurre i costi di realizzazione di prodotti di alta qualità, far crescere i ricavi grazie a una maggiore riconoscibilità o garanzia, con sistemi di anticontraffazione per esempio, o garantire la tracciabilità alimentare.

Eppure attualmente in Italia meno dell’1% delle superfici agricole coltivate sfrutta le nuove tecnologie. Tra i motivi, la mancanza di cultura e competenze adeguate e soprattutto la scarsa consapevolezza dei benefici. E delle aziende che usano le innovazioni tecnologiche, soltanto l’11% abilita l’Internet of Things (IoT).

Mentre il mercato a livello mondiale esprime una domanda di Smart Agrifood superiore a 4 miliardi di euro, l’Italia oggi vale circa 100 milioni di euro.

IoT di campo e Big Data per innovare il food italiano

Sensoristica IoT(Internet of Things) di campo,  droni per la raccolta dati e logistica controllata, etichette intelligenti che accompagnano il packaging dei prodotti per raccontarne la storia a partire dalle materie prime e il ruolo degli attori coinvolti, sono alcune delle possibilità di applicazione. Il valore sta nella capacità di trasformare questi dati in conoscenza per tutti gli attori a beneficio dei consumatori finali e della qualità dei prodotti.

Internet of Farming

Dati e precisione. Si parla di Internet of Farming che sfrutta tutte le fonti possibili di dati, che mette a valore l’IoT (Internet of things) grazie ai Big Data per risparmiare tempo e risorse, aumentare la qualità dei prodotti e portare miglioramenti all’ambiente e al lavoro delle persone.